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Sono cresciuta con i cartoni della Disney e divorando libri di fiabe, con la convinzione che quelle storie fossero in qualche modo “autentiche”. In realtà la Disney non ha fatto altro che trasformare le fiabe originali in un prodotto più adatto a un pubblico di bambini, e regalando un immancabile happy ending.
La formula “E vissero felice e contenti”, che ci ha accompagnato per intere generazioni, altro non è che il risultato di una rielaborazione positiva delle fiabe della tradizione popolare. Molto probabilmente le prime versioni orali erano destinate a una forma di compagnia e di intrattenimento più per adulti che per bambini, e servivano per educare meglio alla vita. Insegnando che è ricca di difficoltà e bisogna lottare per superarle.
Infatti, le prime versioni erano molto lontane da quelle a cui siamo abituati oggi. Abbandonate l’idea di castelli fatati, principi che salvano la loro bella, abiti svolazzanti, animali che parlano e baci da mozzare il fiato… perchè le fiabe originali hanno un lato oscuro. Si parla di stupri, cannibalismo, omicidi, incesti e altro ancora. Non ci credete? Ecco che vi svelerò i retroscena di quattro delle fiabe a me più care e, molto probabilmente, quelle più amate dalle bambine.

Biancaneve

Questa fiaba ha subito diverse modifiche nel corso degli anni dal 1812 al 1857. La versione più vicina a noi è quella dei fratelli Grimm, rielaborata dalla tradizione popolare europea. Vediamo di analizzare i cambiamenti più importanti rispetto alla versione Disney più conosciuta a tutti.
Il primo è legato alla figura della madre, che viene fatta morire per istinti omicidi nei confronti della figlia e sostituita poi con quella della matrigna.
La matrigna tenta di uccidere per ben tre volte Biancaneve. La prima volta stringendo una cintura in vita al punto di soffocarla e la seconda utilizzando un pettine avvelenato. In entrambi i casi viene salvata dai sette nani.
L’ultimo tentativo è quello della mela avvelenata che fa cadere Biancaneve in un sonno profondo, quasi da sembrare morta.
Fin qui niente di così drastico, ma vogliamo parlare del bacio del principe?
Ecco, non esiste un bacio!
I sette nani decidono di non seppellire il corpo di Biancaneve, ma di tenerlo all’interno di una bara di vetro trasparente. Un principe si innamora di Biancaneve quando è praticamente priva di vita. Continuerà nel tempo a recarsi in quel bosco per osservarla incantato, così i nani, spinti dall’amore del principe, decidono di accontentarlo e dargli la possibilità di portarla nel suo castello. Durante il trasporto della teca, un servitore inciampa e così Biancaneve viene scossa, sputando finalmente il boccone avvelenato.
E la matrigna che fine ha fatto? Be’, viene invitata a nozze e costretta a indossare scarpe di ferro rovente, ballando con i nani fino alla sua morte.

La sirenetta


Questa è sempre stata una delle mie fiabe preferite. Inutile dirvi che sono molto provata nel conoscere la versione originale, pubblicata da Christian Andersen nel 1836.
La sirenetta si innamora perdutamente del principe, dopo una visita nel mondo di sopra. Desidera avere un’anima e delle gambe, proprio come gli umani. Così stringe un patto con la Strega del Mare: avrà la possibilità di salire in superficie e incontrare il principe, ma in cambio non avrà più la lingua e ogni passo che farà sarà una tortura. Insomma, può conoscere da vicino il principe ma senza la possibilità di parlargli e con la sofferenza di non riuscire a camminare, visto che il dolore è paragonato a quello di tante coltellate. Sfortunatamente il principe si innamora di un’altra donna. Le sorelle della sirenetta si recano nuovamente dalla Strega del Mare per risolvere questa situazione. Lei potrà ritornare a essere una sirena solo se ucciderà con un pugnale il principe. La sirenetta, spinta da un amore smisurato, si rifiuta di farlo e si lancia nel mare, trasformandosi in spuma marina.

Cenerentola


Di questa favola esistono ben oltre 300 varianti. Quella più celebre e conosciuta in Italia risale al 1634 e pubblicata da Giambattista Basile, dal titolo Gatta Cenerentola, e successivamente rivista anche dai fratelli Grimm. La prima differenza è legata alla scarpetta. Infatti inizialmente non era di cristallo ma di pelliccia, un errore dovuto alla traduzione francese da verre a vaire.
Nella versione Disney sappiamo che le sorellastre non riescono a calzare la scarpa, mentre in quella originale la matrigna invita entrambe le figlie a tagliarsi parte del piede per poterla indossare. La figlia maggiore si taglierà l’alluce, mentre quella minore parte del tallone. In entrambi i casi delle colombe segnalano al principe la presenza di sangue nella scarpetta e nella calza.
Il secondo cambiamento è legato alle nozze, dove entrambe le sorellastre saranno prese di mira dalle colombe ( in alcune versioni erano corvi) che caveranno loro gli occhi come punizione.

La bella addormentata nel bosco


Anche di questa favola esistono diverse versioni, la più celebre è quella del 1812 dei fratelli Grimm.
Aurora si punge con una scheggia avvelenata mentre filava il lino. Trascorre anni restando addormentata, in attesa di ritornare in vita. Nella versione Disney siamo pronti all’attesissimo bacio, e invece no.
Cosa fa il principe? La violenta!
Sì, abusa di lei mentre dorme e poi scappa via, tornando nel suo regno e dalla moglie. Aurora, dopo lo stupro del principe, resta incinta e mette al mondo due gemelli. I bambini vengono aiutati a crescere dalle fate della foresta, fino al giorno in cui uno dei due bambini succhia via la scheggia dall’alluce della madre, risvegliandola. Il principe torna a trovarla e, una volta scoperta sveglia, la porta con sè al castello.

Lucrezia Scali
Written by Lucrezia Scali

    1 commento

  1. Valentina 19 aprile 2016 at 12:11 Rispondi

    la versione originale di Cenerentola la conoscevo, ma quella della Bella Addormentata è orribile, che crudeltà!

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