FullSizeRender(4)

Bentornati nel mio blog!
Purtroppo, come immaginavo, in vacanza ho letto davvero pochissimo. Mi sono portata dietro una pila di libri e tale è rimasta… sì, sul comodino dell’appartamento. Vorrei conoscere il segreto di chi al mare divora un libro dopo l’altro, perchè io davvero non ci riesco. Mi distraggo, sono concentrata nel divertirmi e nel rilassarmi, oltre a stare in acqua per molto tempo. Quindi capite la mia felicità nel tuffarmi di nuovo tra pagine di carta e portarmi avanti con le letture. Aspettami fino all’ultima pagina, romanzo d’esordio nella narrativa per adulti di Sofia Rhei, è arrivato a sorpresa mentre ero in vacanza, e non ho saputo resistere appena ho aperto il pacco. Dovevo iniziarlo immediatamente, anche perchè gli facevo il filo da quando ne avevano parlato al Salone del libro di Torino.
Dunque, eccoci qua, davanti a uno schermo bianco e non sapere da dove iniziare questa recensione. Inizierò con il dirvi che il romanzo si fa leggere ed è davvero scorrevole, ma ha deluso in parte le mie aspettative. Forse erano troppo alte? Forse, ma non posso negare quel filo d’amarezza che mi ha accompagnato durante gran parte della lettura.
Facciamo un passo indietro, così posso spiegarvi il perchè mi aveva colpito così tanto. Questo romanzo viene presentato come un best seller che parla del potere terapeutico dei libri, nel quale la letteratura viene vista come una cura per un cuore spezzato. Un’idea originale come base, certo, visto che i lettori amano i libri che parlano di libri, ma solo questo non può fare il 100% del lavoro. Devono esserci anche dei personaggi forti o altri capitoli che possano competere con quelli che parlano, appunto, della terapia dei libri.
Il problema maggiore di questo romanzo? I personaggi maschili, a esclusione del terapeuta. Abbiamo Alain, l’amante, odioso fino all’ultima parola detta. Un uomo che non vorrei al mio fianco neanche mi regalasse 100.000 euro, un uomo così instabile, così noioso che mi stupisco dell’infatuazione della protagonista. E, purtroppo, non salvo neanche il greco Odysseus, che spunta nella vita di Silvia in modo troppo frettoloso e, perdonate il termine, un po’ mieloso per i miei gusti.
Silvia, nonostante ami la lettura, è un personaggio troppo lontano da me, talmente tanto che diventa difficile calarsi nei suoi panni. Ha quasi quarant’anni ma si comporta peggio di una qualsiasi adolescente, così indecisa, così confusa, così legata a un uomo sposato da annullare se stessa. Perchè è quello che fa ogni volta che Alain non riesce a mantenere una promessa, come quella di lasciare la moglie e trasferirsi da lei. Silvia gli ha creduto, e l’ha fatto fino all’ultimo e per moltissimo tempo. Perchè quando si è innamorati perdoniamo anche i difetti, li vediamo ma ci passiamo sopra. Anche a costo di soffrire in una relazione che non ci porta a niente, pur di avere il “nostro” uomo vicino a noi.
Ed è di fronte a un nuovo errore di Alain che Silvia dice basta. Così non si può andare avanti, e quale miglior rimedio a una delusione d’amore se non i libri? E se poi sono consigliati da un originale terapista dal nome O’Flahertie?
Ecco, questa è la parte che, come avrete capito, ho amato di più. E anche tanto. Lui è l’unico uomo che salvo, mi ha fatto simpatia fin dal primo momento e mi ha lasciato di stucco nel finale. Vi giuro che ho avuto anche qualche brivido, ma non posso dirvi il perchè. I libri sono davvero in grado di fare miracoli, e Silvia lo scoprirà presto grazie all’aiuto del terapeuta e dei suoi preziosi consigli.
Senza dubbio posso ammettere che si tratta di un romanzo che si salva sul finale, almeno secondo il mio modesto parere, tanto da far passare in secondo piano alcuni elementi che non ho tanto digerito. Alain, sì, sempre lui!
L’evoluzione del personaggio di Silvia c’è, ma è davvero lenta. Troppo lenta, tanto che l’avrei presa a schiaffi a pochi capitoli dalla fine del romanzo. Tralasciando questi aspetti negativi, che mi rendo conto non essere pochi, il romanzo è scorrevole e di sicuro lo leggerete senza alcun problema. In fondo i gusti sono sempre soggettivi e sono certa che, se la pensi come me, sarai tentata nel comprarlo per sapere se lo amerai o no.

Lucrezia Scali
Written by Lucrezia Scali

Leave a Comment